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Interventi/Mondo

La difesa del mondo libero passa dalla libertà di navigazione.



L'Italia ha assunto il comando tattico della missione Aspides, le esercitazioni russo-cinesi-iraniane nell'Indo Mediterraneo, l'importanza della Marina per Pechino. Rassegna ragionata dal web.

Sul Sussidiario Giulio Sapelli scrive: «Bisogna difendere i flussi commerciali costi quel che costi: la guerra sui mari è in corso e non si può più ricorrere a eufemismi come quelli putiniani (operazioni speciali, eccetera). Certo le guerre per procura son più difficili da combattere e da comprendere, ma dobbiamo attrezzarci perché sono l’essenza delle guerre di oggi. E la guerra degli Houthi è proprio un caso da manuale. Essa si scatena simultaneamente al pogrom di Hamas, dopo l’annuncio di voler fare del porto israeliano di Haifa il punto antipodale della nuova cosiddetta via del cotone varata nel corso dell’ultimo G20 e diretta a contrastare la Via della seta cinese e ad ampliare gli Accordi di Abramo, sino a isolare l’Iran e mortificare tutti coloro che nel Grande Medio Oriente hanno rapporti preferenziali o potenzialmente tali con la Cina, la Russia e tutti i satelliti anti-anglosfera… Non a caso già assistiamo a manovre navali congiunte nell’area di Russia, Cina e Iran. L’Aspide però è una vipera velenosa e va maneggiata con cura. Per questo all’Italia – che è stata designata alla guida dell’operazione di pattugliamento e difesa dei traffici – spetta un compito tanto difficile quanto importante. Invece la Spagna – che guarda sempre più al Sudamerica, senza più essere un impero ma solo uno Stato con nazioni pronte a esplodere l’una contro l’altra – si guarda bene dall’avvicinarsi e la Francia è in una tale crisi in Africa e in Libano da non potersi fare carico di un simile impresa. La Grecia, anch’essa una potenza di mare, non ne ha la potenza militare e alla Turchia non si può neppure pensare, tanto è impegnata a ricostruire l’impero ottomano. Quindi, non poteva essere che l’Italia a porsi alla testa e a domare la vipera».

Dal mar del Sud della Cina al mar Rosso, non sono tempi felici quelli nei quali si mette in discussione la libertà delle vie del mare.

Su Formiche Emanuele Rossi scrive: «Iran, Cina, Russia preparano una nuova esercitazione congiunta. Dal 2019 a oggi le esercitazioni che coinvolgono i tre paesi nell’Indo Mediterraneo sono cambiate nella narrazione strategica che le circonda (e che è l’elemento centrale e caratterizzante). Cinque anni fa parlavamo di un tentativo di cooperazione, poi negli anni abbiamo iniziato a parlare di prove per la cooperazione, oggi siamo al punto che i tre Stati che guidano il blocco revisionista (dell’ordine globale occidente-centrico) stanno testando l’efficacia di quella cooperazione – che è ormai consolidata. Ossia, l’attività formale si è sostanzialmente evoluta tra Mosca, Teheran e Pechino, anche dal punto vista militare ma non solo».

Navi cinesi, russe e iraniane coordinate a far manovra nel Mediterraneo: una realtà fino a qualche anno fa impensabile.

Su Scenari economici Jean Valjean: «La rimozione di Li Shangfu dalla carica di ministro della Difesa cinese ha segnato la fine di quattro decenni di carriera dell’esperto aerospaziale, che ha contribuito all’ambizioso programma spaziale del paese. Il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il massimo organo legislativo cinese, ha annunciato la decisione al termine di una riunione di cinque giorni, dopo che Li era scomparso dalla scena pubblica per più di due mesi».

Differentemente dalla vecchia Unione sovietica, dove l’Armata rossa era sempre sotto il controllo stretto del partito, in Cina l’Esercito polare di liberazione condivide il potere con il Partito comunista cinese e la commissione militare è l’organismo di coordinamento delle due basi del "potere". Quando Pcc e Elp scelgono il ministro della Difesa lanciano un messaggio alla nazione sulle loro comuni linee strategiche: così quando hanno scelto un militare dell’aviazione, così scegliendo oggi l’ammiraglio Dong Jun , già capo della flotte dell’impero di mezzo, come ministro della Difesa.

Su Politico eu Pieter Haeck scrive: «The Eu last week launched a European Ports Alliance to fight drug trafficking, but one of its largest ports is barred from participating due to its Chinese ownership. The Chinese-owned port authority of Piraeus, Greece was not among the invitees to last Wednesday's port alliance launch, judging from a list seen by Politico».

Su Politico eu si scrive dell’Unione europea che ha costruito un’Alleanza dei porti europei per combattere il traffico di droga. Il Pireo, controllato dalla cinese Cosco, non è stato invitato in "questa alleanza" almeno da quel che risulta dalla lista in possesso di Politico. Anche a giudicare da questa vicenda si può dire che non sia stata proprio lungimirante Angela Merkel costringendo Atene a vendere asset così strategici per far fronte al programma di austerità che le è stato imposto.


(Fonte: Tempi.it)


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